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  Ernst Ero nato di buona famiglia. Ma a sei anni decisi che la mia prima maestra sarebbe stata la strada.
 
Diario
 


 

...Non andiamo verso nessuna direzione; il nostro grande ideale, adesso, è la mediocrità, è la coercizione dei propri impulsi. Per questa presunta dignità di castrazione, molti dei migliori sono morti.

Max Aub


5 novembre 2003

Non ho voluto essere un Piccolo Lord

Piccolo Lord
(Fausto Rossi)

Io per mia madre
ero il piccolo Lord
il suo piccolo grande
show-man!
un ironico omaggio
alle amiche di lei
un piccolo ostaggio!!
Fragili dita
all'ombra di un tè
e gli occhi
di cento avvoltoi
attenti all'errore del piccolo Lord
e dicevano:

Harry!!
suona il piano un po' per noi
su da bravo.
solo un pezzo solo dai!
Harry!!
suona un po' Chopin per noi
guarda com'è bravo
vuole ancora un po' di tè!?

Poi,
d'improvviso un pazzo sopra il piano
un poco strano.
Che.
si avvicinava piano, piano
piano, piano
Un calcio ai dolci biscottini
tutto in frantumi
a pezzettini!
Poi,
nel gran silenzio una risata,
era mia madre, un po' stordita
aveva un'aria un po' stranita
credo davvero che fosse impazzita
perchè ululava ancora:

Harry!!
suona il piano un po' per noi
su da bravo.
solo un pezzo solo dai!
Harry!!
suona un po' Chopin per noi
guardi com'è bravo
vuole un pezzo della tazza per il tè!?

Quello che ho detto non è vero
ma è proprio come fosse vero
perchè lo sogno fin d'allora!

Adesso l'incubo è passato
ma la rabbia è ancora dentro
per non averlo fatto per davvero!!




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18 ottobre 2003

Lo scemo del villaggio

Il nostro paese aveva un primato. Ne aveva due. Di scemi. Di solito in ogni paese di provincia che si rispetti c'é uno "scemo del villaggio". Noi ne avevamo due.

Enzino detto "Scemu". E Saro, detto  "Tinchi Tanchi".

Il soprannome di Enzino é chiaro. Scemu. Scemo, stupido. Ma non poteva essere più sbagliato. Enzino era la reincarnazione di Pico della Mirandola. Qualunque numero, sequenza di numeri, che osservava per una sola volta .... li ricordava a vita. Ma anche testi, poesie, nomi di strade, date storiche. Una memoria prodigiosa.

Aveva il pasto assicurato. Il macellaio lo usava come computer vivente. Enzino gli ricordava le scadenze, i clienti morosi. Lo usava anche  come fenomeno da baraccone. Il macellaio diceva: "Scemu, ripeti al signore i nomi dei Santi e quando si festeggiano". Enzino una volta li elencò tutti. Trecentosessantacinque. In cambio, due volte la settimana, riceveva una bistecca. Enzino per molto tempo dormì con Aldo. A casa di Aldo. Sino a quando ........



Il soprannome di Saro va spiegato. Immaginate una musica che accompagni .... Tinchi, Tanchi, Tinchi, Tanchi, Tinchi, Tanchi..... Una specie di rintocco di campane. Ma un pò stonate. Era per via del suo andamento dinoccolato. Sulla inseparabile bicicletta. Barcollava. Sinistra, destra. Destra, sinistra. Toscano sempre fumante in bocca. Giacca di fustagno marrone. Foulard rosso, legato con un doppio nodo al collo, svolazzante. Barbetta incolta. Girava per il paese. Andava al paese vicino. Tornava. Riandava. Non lo vedemmo mai camminare. Un giorno non lo vedemmo più.

Lo scemo del villaggio si porta sempre un grande segreto. Dentro di sè. Bach. Sigaretta. Bicchiere.




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16 agosto 2003

La foto del ballo di Maria


Non c'era niente di più sensuale di vedere ballare Maria. Durante la festa del Patrono. Padre Erminio, il parroco, ogni anno minacciava di scomunicarla. Ma anche lui se la mangiava con gli occhi. Diceva: "ogni volta che balli, fai peccare col pensiero ogni maschio del paese". Avrei potuto avere Maria quando volevo. Ma non volevo. Lei, invece, era da sempre innamorata di me. Lo sapevano tutti. Anche io.




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27 luglio 2003

Alfredo / 1



Tornando da Patrasso mi fermai in un altro paese. Volevo rivedere Alfredo. Detto il santone. Per via della barba lunga ed incolta. Ed i capelli ondulati sulle spalle. Ma anche perché era un sensitivo.

Un fisico possente alla Nero Wolfe. Ma in viso somigliava sfacciatamente ad Orson Welles. Alfredo era un genio. Filosofo, matematico, musicista, poeta.

Aveva smesso d’essere un maestro elementare. Di bambini down. Faceva scandalo il suo sistema d’insegnamento. Li faceva uscire di classe. Tutti i giorni. Li portava all’aria aperta. Nella campagna vicina. Insegnava loro a riconoscere le piante. Le erbe. Gli insetti. Diceva alle mamme che si lamentavano: “ai vostri figli serve toccare un grillo. Non leggere la parola grillo”.

Aveva poi comprato una casa in campagna. Con la liquidazione. I risparmi. I soldi delle lezioni di musica e di recitazione. Ma dai ragazzi di strada non voleva niente.

Lo trovai che accudiva i cavalli. Li strigliava. Mi aveva sentito arrivare. Senza girarsi disse: “come stai fratello. La puzza che senti non sono i cavalli. Sono io. Non mi lavo da qualche mese. E’ il mio modo di tenere le donne lontane”.  La risata baritonale che seguì si ascoltò sino alle campagne vicine.

"Saresti dovuto venire prima, Ernst …." - continua, forse -




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18 luglio 2003

Il piccolo Ernst

Conobbi Aldo una mattina d’inverno. Avevo 12 anni. Io venivo da un altro quartiere. Un infiltrato. Dovevo guadagnarmi ogni giorno la permanenza. Non era facile. Ero visto con diffidenza. Ero vestito meglio degli altri.

Giocavano a pallone. Entrai nel recinto di gioco senza chiedere niente a nessuno. Sapevano che con me si vinceva. Non bastava.  Mi arrivò il pallone tra i piedi. Lo fermai.  Dissi: “io adesso parto da qui e segno”.

Venne Mauro verso di me. “Ma chi sei. Tu non giocherai mai qui. Sei una testa di cazzo vestita a festa”. Mauro era almeno dieci centimetri più alto di me. E venti chili più pesante. Non c’era da pensarci. O sarei dovuto andare via dal quartiere. Per sempre.

Ero veloce. Il più veloce. Neanche s’accorse d’essere colpito. Cadde a terra. Il naso sanguinante. Non riusciva a rialzarsi.

Uno che non avevo mai visto prima disse: “questo da oggi gioca. Con me.”

Era Aldo. Il portiere.

Era il capo. Allora.

Venivano dagli altri quartieri a sfidarci. Non perdemmo mai una partita.




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12 luglio 2003

Memorie / 1

Mio padre
Mio padre  - Ernst -
 




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5 luglio 2003

Non essere triste

Questo blog comunque non chiuderà. Diventerà un laboratorio di idee. E di emozioni.  Arsenico - Ernst




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Attendere il caricamento del filmato. Se non "parte" l'animazione o si prolunga la scritta 'loading': tasto dx del mouse sull'immagine > riproduci.




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5 luglio 2003

Ogni giorno è buono ....



Ernst era Arsenico. Arsenico era Ernst. Lo dicono i numeretti di riconoscimento. Non era schizofrenia. Ma una storia. Che non saprei più raccontare come prima. Bach. Sigaretta.

Ricorda ragazzo: il caldo libera gli istinti peggiori.  E' stato sempre così. Non mi chiedere il perchè. Non c'è perchè.

In paese abitava un uomo. Violento.... Caro amore, domani andrò in macchina a Patrasso....Un giorno al paese arrivò un uomo. Aveva una piccola valigia di cartone che sosteneva con la mano sinistra....Osservavo Aldo mentre mangiava il sanguinaccio di maiale..... Stava seduta ed osservava gli scarafaggi che a quella ora uscivano dalle crepature dei muri e le invadevano la casa....Nel quartiere c’era un cieco. Manlio. Maria, che a modo suo era una generosa, ogni tanto gli faceva un pò....Ernst, le mani delle donne mi fanno impazzire. Che cazzo dici Aldo. Perché proprio le mani? Mi piacciono le mani delle donne. Con le unghia laccate. Di rosso....La bava alla bocca. Si dimeneva a terra. Trattenne il respiro sino a quando diventò bluastro....Aldo fu il miglior amico di strada. La sua famiglia era poverissima. Non mangiava tutti i giorni....Venne il giorno che mi feci anch'io Maria....In giro per i blog. Ne ho visitati una ventina.... Ma la stoffa di questo "Io" da passeggio poi ci soffoca, è una seta gelida, un'anima morta. L'Italia è piena di questi sudari che camminano....Stamattina doccia scozzese....Esco. Faccio un giro. Queste sigarette fanno schifo....Divaricava le gambe. A volte scoprivi che non aveva le mutandine. Intravedevi il suo sesso.... Ero nato da buona famiglia. Ma a sei anni decisi che la mia prima maestra sarebbe stata la strada.

...Non andiamo verso nessuna direzione; il nostro grande ideale, adesso, è la mediocrità, è la coercizione dei propri impulsi. Per questa presunta dignità di castrazione, molti dei migliori sono morti.




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5 luglio 2003

La storia finisce qui

La storia di Ernst, Aldo, Maria e tanti altri che non conoscete finisce qui. Mi spiace fratelli e sorelle non posso continuare. Manca l'atmosfera giusta. Capirete.

Forse di questa storia ne farò un libro. Seguendo il consiglio di qualcuno di voi. Forse. Le mie sono storie in bianco e nero. I colori dell'anima. I colori all'anima bisogna aggiungerli ogni volta che occorre. Non sempre si riesce. Addio fratelli e sorelle.




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3 luglio 2003

Il caldo libera gli istinti peggiori

L’estate che morì Mitza accaddero altre cose. Era un’estate calda come questa. Troppo calda. Aldo partì militare. Proprio nel momento in cui nel quartiere s’infiltravano ragazzi mai visti. Duri veramente. Ero solo. Di colpo. Stetti chiuso in casa un’intera giornata. A smontare, pulire, oliare e rimontare le mie armi. Fu un’estate calda. Come questa. Troppo calda.

Maria con la pancia era ancora più sensuale. Le unghia laccate di rosso. I capezzoli che sembravano voler perforare la maglietta  sottile. Il fondoschiena ondulante ad ogni passo. I piedi scalzi. La guardavo. E guardavo i ragazzi infiltrati nel quartiere. I nostri occhi si sfidavano.

Ero ragazzo. Osservavo mio nonno che annusava l’aria come gli indiani d’America. Strappava l’erba e se la strofinava tra le mani. Fine maggio.  Ragazzo questa sarà un’estate calda. Troppo calda.  Ricorda ragazzo: il caldo libera gli istinti peggiori.  E' stato sempre così. Non mi chiedere il perchè. Non c'è perchè. E' così e basta. Ricorda un’altra cosa. Un proiettile di cento lire sfonda un torace. Ferma una vita. Nessuno ha il diritto di farlo.  A meno che non cerchino di farlo con te. In tal caso devi essere più veloce. La tua cento lire deve essere più veloce. Come fu a suo tempo la mia.




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